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La riduzione dei salari non porta ad un aumento dell'occupazione

Perché secondo l’impostazione keynesiana la riduzione dei salari non porta ad un aumento dell’occupazione ?

Perché essa garantisce meno costi di partenza. Ma meno costi di partenza non implica necessariamente più profitti (i ricavi devono rimanere costanti). Eventualmente più profitti non implica più investimenti (potrebbero rimanere liquidi).

 

 

Il primo passaggio potrebbe essere reso problematico proprio dai minori salari che si risolverebbero in una riduzione dei consumi e dunque in una riduzione dei ricavi delle imprese.

Una prima buona tornata di profitti non darebbe luogo ad investimenti nel caso gli imprenditori avessero aspettative negative (che possono aumentare in un regime di bassi salari in quanto ci si aspettano meno consumi).

Keynes però forse è troppo pessimista quando invece dice che in caso di aumento di occupazione non ci sarà la possibilità di renderla stabile (nel caso i salari siano diminuiti), in quanto nuova occupazione garantisce sicuramente un aumento dei consumi e dunque migliori aspettative per ulteriori investimenti. Keynes cade nello stesso errore dei neoclassici quando ipotizza che con la riduzione dei salari reali le imprese reagiscano con l’aumento dell’offerta di merci e dell’occupazione. L’ostacolo sta proprio in questa assenza di automatismi.

 

Pubblicato il 25/2/2011 alle 16.25 nella rubrica Comunismo.

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