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Illogica logica : termini e nomi. Tutto ha termine.

Malatesta illustra poi le varie accezioni di “termine” e di “nome”.

L’espressione “termine” è usata in vari modi :

  1. Segno (o gruppo di segni) orale o scritto, sinonimo di espressione, avente significato individuale (categorematico) o avente significato solo in combinazione con altri segni (sincategorematico). (Vincenzo Ferrer e Ettore Casari)
  2. Singolo segno orale o scritto (Occam)
  3. Espressione designante classi (con uno o più termini) (Pietro Ispano, Prior, Suppes)
  4. Espressione designate solo classi con più individui (Aristotele). Il termine è l’elemento in cui la proposizione si risolve: ciò che è predicato e ciò di cui è predicato.

L’espressione “nome” ha almeno un triplice possibile significato:

  1. Termine categorematico (Agazzi). Agazzi dice che entro il linguaggio esistono termini che, più che possedere un loro significato, svolgono piuttosto una certa funzione : stabilire connessioni o precisare l’ambito di riferimento di altri termini che invece hanno un significato. Questi ultimi (sostantivi, aggettivi, verbi) possono essere tutti chiamati “nome”, assieme a espressioni composte ed intere proposizioni (“Il cane di Pietro” o “Milano è una città della Lombardia”).
  2. Espressione che designa un individuo o sostanza individuale o una realtà considerata tale : un singolo animale, un singolo monte. Si tratta dei nomi propri classici e dei nomi comuni al singolare preceduti dal dimostrativo “Questo gatto”, “quell’uomo”. (Bochenski)
  3. Sinonimo di “espressione” (Ladriere).

 

http://www.youtube.com/watch?v=PtT4OeR53fI

 

A mio parere “termine” è una espressione che designa un singolo segno orale o scritto che può essere categorematico o sincategorematico e designa sia individui che classi che funtori.

Nome” invece designa un termine categorematico che si riferisce a singoli individui (nome proprio) ed a classi (nome comune). Non a proprietà o a verbi.

Termine” sembra avere più una valenza sintattica e può essere anche sinonimo di “espressione” se questa è inserita come componente di una espressione più grande. Invece “nome” ha una valenza più semantica e si riferisce sia a classi che ad individui.

La tendenza ad estendere l’ambito semantico del termine “nome” (Ladriere, Agazzi) è però indice importante del fatto che un termine può designare ed oggettivare qualsiasi parte del discorso e quindi del fatto che nell’ambito logico si tende ad avere una ontologia atemporale in cui ogni referente del linguaggio è ridotto ad oggetto svincolato dalla dimensione temporale ed incastonato come una pietra preziosa sub specie aeternitatis.

C’è da dire inoltre che non si può dire che da solo un termine sincategorematico non abbia senso, quanto piuttosto che ha un senso incompleto, ma ben definibile rispetto ad altri termini. Possiamo dire che ha un senso frazionario e che costituisce un senso intero solo in presenza di altri termini.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pubblicato il 18/3/2011 alle 12.0 nella rubrica Epistemologia.

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