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Mazzetti : il presente come storia

Se si riconosce che la capacità di produrre le cose come merci e di praticare il rapporto di scambio non è affatto un dato originario, bensì è una conquista storica, ed in quanto tale è una conquista storica, ed in quanto tale rappresenta l’elaborazione di una forza produttiva sociale, è allora aperta anche la via per comprendere come e perché la conquista di una comunità più ampia possa a sua volta concretizzarsi nell’acquisizione di una nuova forza produttiva sociale ed in un nuovo sviluppo. Ed infatti, se non c’è alcun dubbio che attraverso l’elaborazione della capacità di procedere a forme sempre più sviluppate di scambio, gli uomini hanno imparato a produrre la loro vita in un modo che sarebbe risultato inimmaginabile per i loro antenati.

 

 

Se è certo che, senza questo specifico passaggio storico, concomitante all’affermarsi della borghesia come classe dominante, le capacità produttive dei singoli non avrebbero mai potuto essere staccate dagli specifici individui che ne erano portatori per essere poste come forze oggettive appropriabili da tutti. Tuttavia viene spontaneo domandarsi anche se la conquista della capacità di agire come proprietari privati rappresenti il definitivo passaggio ad una compiuta umanità degli esseri umani. E con tale domanda compare il bisogno di verificare se la liberazione dell’individuo dalle limitazioni che hanno contraddistinto la sua attività nel periodo in cui dominavano i rapporti di dipendenza personale si risolva nella liberazione da tutte le limitazioni. In altri termini prende corpo l’esigenza di valutare se il riconoscere che il presente è il risultato di una storia non implichi la conseguente spinta a trattare necessariamente il presente stesso come parte di tale storia.

Pubblicato il 20/3/2011 alle 17.24 nella rubrica Comunismo.

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