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Teoria : Dallo zero alla variabile

Inizialmente l’assenza di un numero ad un determinato livello implicava anche la possibilità di riempire quel livello con un numero qualsiasi, allo stesso modo in cui uno scatolo vuoto può essere utile per metterci quello che si vuole. L’uso dello 0, inteso come un numero, sia pure particolare, tra gli altri, rimuove questa disponibilità : lo 0 è refrattario come gli altri numeri ad essere un numero qualsiasi. Ma l’esigenza si ripropone ad un livello diverso, cioè quello algebrico.

 

Quando si tratta di individuare, per motivi didattici o scientifici, una quantità determinata ma tale determinazione non si è ancora verificata, si ha bisogno di un segno per designare un valore numerico indeterminato. I babilonesi parlano appunto di “quantità”, “lunghezza” e “area”. Dunque essi, per designare un valore numerico incognito, fanno riferimento all’ambito nel quale deve avvenire la determinazione numerica, ma in effetti si riferiscono alla classe a cui deve appartenere il valore numerico considerato. Ciò che è epistemicamente incognito viene designato con un termine che si riferisce alla generalità nella quale ciò che è incognito deve necessariamente appartenere : quale che sia la misura si tratta di una lunghezza, oppure di un’area oppure di un numero.  L’incognita (oggetto dell’episteme) ha come suo correlato semantico la variabile.

 

Pubblicato il 22/3/2011 alle 12.0 nella rubrica Epistemologia.

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