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Homer sum : Darwin e la solidarietà per i più deboli

Tra i popoli primitivi erano essenziali, per la sopravvivenza del gruppo, le virtù che dispiegano effetti sociali. Infatti solo quei popoli che, attraverso la selezione naturale, svilupparono speciali inclinazioni all’aiuto reciproco, superarono le difficoltà dell’ambiente. I filosofi sociali delle classi di proprietari e di industriali della fine del 1800, propugnatori di una legge della giungla a spiegazione del progresso, trovarono un sostegno nella teoria darwiniana secondo la quale riescono a sopravvivere gli animali da preda e non quelli socievoli. Darwin, pur ammettendo che l’abitudine umana di proteggere i deboli e gli inetti tende a propagarne le caratteristiche negative a danno della specie del suo complesso, l’uomo non può soffocare la sua compassione per essi e, se noi dovessimo intenzionalmente trascurare i deboli, ciò produrrebbe soltanto un vantaggio effimero con un immenso male presente.

 

 

 In realtà, a parte le sue abilità, l’uomo è riuscito a sopravvivere all’intero di una natura spesso ostile, proprio per questa sua tendenza cooperativa, tendenza che spesso era tutt’altro che pacifica, dal momento che consisteva nell’unirsi per cacciare una preda, per razziare un accampamento. Non sempre cioè tendenze cooperative ed aggressività sono separate. Spesso la tendenza cooperativa è soltanto tra membri di un gruppo (tra i quali c’è, se non la pace, almeno una tregua) e serve per cementare il gruppo e per esercitare violenza su altri soggetti.

L’etica invece è proprio la tendenza a superare l’ambito chiuso di un gruppo ed a stabilire relazioni e comunanze con gruppi esterni al proprio.

Quanto alla tendenza a proteggere i deboli, è perché questi svolgevano comunque un ruolo essenziale all’interno della società : i vecchi potevano fornire informazioni e schemi di comportamento utili ai più giovani. Invece i bambini erano coloro che assicuravano la sopravvivenza del gruppo stesso nel lungo periodo. Inoltre la difesa dei deboli garantiva i più forti del fatto che sarebbero stati tutelati quando sarebbero diventati deboli anch’essi.

In una società dell’assistenza come la nostra, persone che fisicamente sono del tutto dipendenti dagli altri, quali Stephen Hawking, dal punto di vista culturale danno un contributo che viene comunemente ritenuto di grande utilità. Una società basata sull’abbandono dei deboli avrebbe perduto una risorsa fondamentale per il suo progresso. 

 

 

 

Pubblicato il 1/4/2011 alle 11.29 nella rubrica Ermeneutica.

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