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Le notti bianche : il cielo stellato

Era una notte incantevole, una di quelle notti che ci sono solo se si è giovani, gentile lettore. Il cielo era stellato, sfavillante, tanto che, dopo averlo contemplato, ci si chiedeva involontariamente se sotto un cielo così potessero vivere uomini irascibili ed irosi.

 

 

Anch’io ho guardato il cielo stellato con le stesse speranze. Da piccolo il cielo stellato lo guardavo spesso e mi commuoveva. Il cielo stellato per la Bibbia è l’esercito di Dio. Per me era l’Infinito e lo sarebbe ancora. Grazie al cielo stellato e a Giordano Bruno sono diventato panteista, anche se da anni il mio panteismo dorme sotto il dolore. Solo per una citazione del cielo stellato ho amato Kant e sogno spesso che egli sia stato una sorta di mistico nascosto, così come ipotizza in controluce il filosofo indiano T. R. V. Murti quando gli accosta la figura vertiginosa di Nagarjuna, il mistico che con Sesto Empirico ha anticipato di molti secoli le riflessioni sui paradossi delle relazioni di F.H.Bradley, il primo grande rivale di B.Russell

Ricordo che nel 1976 sino alle due di mattina vedevo le Olimpiadi di Montreal (la delusione di Mennea, Alberto Juantorena, l’ultima partita che ho mai visto della nazionale di basket con 16 punti di vantaggio divorati nella seconda frazione di gioco) e prima di andare a dormire uscivo sul balcone di casa e sognavo di diventare un centometrista, sognavo l’amore, sognavo tante cose. Troppe. Forse bisognava guardare anche a terra.

Ora il cielo stellato non lo si vede più. L’inquinamento luminoso lo ha assorbito, come a confutare il paradosso di Olbers. Il brillare delle stelle si mischiava con il verso dei grilli, per cui sembrava quasi che le stelle frinissero e con il loro verso ritmato scandissero il tempo delle anime di chi si rivolgeva a loro. Con il passare degli anni, le stelle erano diventate testimoni del dolore umano (che fai , tu luna, in ciel …). Come un vecchio padre, come un cane o un gatto che serbano per se stessi il segreto della vita, aspettando pazienti che tu lo scopra da solo, congedandoti dal mondo, poiché solo la distanza consente di guardare.

Le stelle, i padri, cani e gatti sono al cospetto di Dio. La domanda di Dostoevskij su come si faccia ad essere irosi con un cielo così sfavillante non ha più senso, se non in ambiente eco-compatibile. La Natura è un fatto umano. Putrtroppo. Il cielo è di piombo, come sa bene l’ispettore Callaghan, e meglio ancora Prevert.

Su dimmi compagno Sole
forse non trovi
che è piuttosto una coglionata
offrire una simile giornata
a un padrone

Tolte le stelle, ucciderci a vicenda, darci ad un padrone sarà un poco più facile.

 

 

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Pubblicato il 4/4/2011 alle 21.1 nella rubrica Filosofia.

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