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Ricordo di un amico mai avuto : omaggio a Vittorio Arrigoni

Mi piace pensare che Vittorio Arrigoni fosse disperato. Molti mi correggeranno, dicendo che era invece un uomo coerente e sicuro e sereno nelle sue scelte. Ovviamente su questa sua disperazione ho un dato, ma non voglio discutere una tesi. Voglio scrivere quello che immagino nel lenire questo dolore indiretto, per una persona mai vista e con cui mai ho parlato. Ma di cui ho sentito parlare.

Ripeto, mi piace pensare che fosse disperato. Non voglio che sia un testimone marmoreo di qualcosa che non muore. Voglio che sia un testimone febbrile di qualcosa che sta morendo.

La morte di un giovane suscita sconforto. Perché con il giovane muore la speranza. Ma questo giovane già combatteva per tenere viva la speranza. Dell’agonia della speranza egli, sia pur giovane, era un vecchio guerriero.

 

 

Vittorio, a vederlo da un video, aveva la erre moscia. Per ragioni politiche non la sopporto. Mi ricorda supponenze fallimentari che tengono ancora impegnati molti sinceri compagni.

Di lui si diranno tante cose, sarà brandito per la sua “ingenuità”, ma, oso dire, non era ingenuità, non poteva egli essere più prudente, più equilibrato. Proprio per questa sua disperazione.

Mi piace immaginarlo da ragazzo. Un ragazzo che vedeva film e se li beveva. Un ragazzo che credeva a quanto gli si diceva a scuola. Sulla giustizia, la libertà, la bellezza e l’eguaglianza. E che poi scopre che la realtà è come lo specchio del parco dei divertimenti. Nel labirinto la bellezza si conserva, ma alterata, irriconoscibile. Ci sembra di vederla qua, là, ma rimaniamo tra gli specchi.

Vittorio è morto in cerca d’aria. Gliela ha negata il suo assassino. Ma la sua anima era già in cerca d’aria, chiusa com’era tra gli specchi della realtà. E si dibatteva come una farfalla sullo specchio. Febbrile era il suo impegno. Un frenetico battito d’ali. Un amore martoriato, che lui riaffermava, continuamente, con il suo impegno, con la sua tenacia.

Quante volte la realtà dei nostri tempi ci stringe e ci schiaccia sul vetro. Noi dal vetro, guardiamo la bellezza, la giustizia, la libertà. Sono a portata di mano, ma solo dei nostri occhi. Quel che tocchiamo è la durezza del vetro verso il quale veniamo schiacciati.

Vittorio questo lo sapeva, ne sono sicuro. Era andato a Gaza, uno degli angoli più luridi di quel vetro, dove uno Stato, che rappresenta la propria paura in tutti i suoi comportamenti, sta riproducendo in scala le vessazioni subite nel corso della propria storia, una storia che non ha insegnato niente a nessuno. Ha insegnato a sopravvivere per un poco, giusto il tempo di fare del male.

Era andato a Gaza, sicuro che nell’angolo lurido avrebbe trovato la fine del vetro e sarebbe spuntato là dove i colori parlano di giustizia e libertà. Lo si vede sorridente nelle foto con uomini, donne e bambini della Palestina, i quali riaffermano la loro voglia di vivere ad ogni bombardamento, ad ogni colpo di falce. Non commento l’ideologia di chi l’ha ucciso, né discuto delle ipotesi di complotto. Chi gli ha tolto l’aria e lo ha schiacciato sotto lo spigolo del vetro era un sicario. E quando si è sicari non importa chi ti manda. Questa ombra livida, dall’aspetto d’uomo, è da sempre impagliata nella mancanza di coscienza. Colpevole o no, questo soggetto assente, questo Corano o questa Torah senza pagine,  farebbe bene a togliersi la vita residua ed a sperare in  un altro giro di ruota.

Chissà se Vittorio, morendo, sia volato felice al di là del vetro. Chissà se la mancanza d’aria sia la strettoia della clessidra che ti porta in un altro tempo, meno sincopato. Probabilmente il suo corpo e la sua anima, liberi da un’ ingrata convivenza, si sono dispersi, l’una nella luce del sole, l’altro, più lentamente, nei rigagnoli dell’angolo di natura che ospiterà le sue spoglie.

Rimaniamo noi, con il suo grido d’allarme. Disperato. Restiamo umani. Detto come di chi vede scivolare l’intera umanità verso l’abisso e vuole avvertire gli amici. Attenti a non cadere, qui si scivola. Restiamo umani.

 

Pubblicato il 16/4/2011 alle 14.27 nella rubrica Politica.

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