Blog: http://pensatoio.ilcannocchiale.it

Cosa รจ successo alla Bertone ?

Molto turbamento all’interno delle organizzazioni che cercano di rappresentare le forze lavoratrici ha generato la decisione della Fiom di appoggiare il sì al referendum alla Bertone.

Questa decisione ha motivato molte critiche, ma in realtà bisogna analizzare la situazione in tutta la sua complessità : c’è in atto contemporaneamente un ricatto sempre più stringente da parte del padronato (Fiat in particolare) nei confronti dei lavoratori e una scomposizione interna alla Cgil ed alla stessa Fiom a seguito di questo ricatto.

Nel caso della Bertone, gli operai da tempo non lavoravano ed inoltre, se l’esito del referendum fosse stato negativo, non solo non ci sarebbero stati gli investimenti preventivati, ma quegli operai sarebbero stati quasi immediatamente licenziati. Per questo motivo la Rsu della Bertone, già forse schierata contro la linea del segretario Landini, ha percepito la reale possibilità che la Fiom, pur avendo il 65% di iscritti, avrebbe perso il referendum se si fosse opposta al ricatto di Marchionne. Senza contare il fatto che non ci sarebbero stati più né operai, né Rsu.

 

 

Di fronte a questa difficilissima situazione Landini ha dovuto opporre una strategia complessa al punto da risultare in un certo senso gesuitica e, si spera, machiavellica. Si è trattato cioè di dare a Marchionne mano libera, mantenendo però come interlocutore chi mano libera non è disposto a concedere nei fatti. Marchionne cioè si troverà di fronte un interlocutore che tenderà a svuotare la concessione a lui fatta del suo significato. Al tempo stesso Landini vuole testare la corrispondenza tra l’atteggiamento moderato della Rsu di Grugliasco e la reale volontà dei lavoratori. Perciò egli ha probabilmente imposto che le Rsu della Cgil debbano dimettersi costringendo a nuove elezioni anche gli altri sindacati. La scommessa è che si verifichi o la sconfessione dei quadri moderati o una sconfitta più pesante degli altri sindacati, o addirittura entrambe le cose. Naturalmente potrebbe verificarsi una combinazione che indebolisca ancor più la Fiom, ma l’alternativa era la completa sparizione sia del lavoro che della rappresentanza.

La Fiom si trova a gestire quello che è il limite difficilmente valicabile delle organizzazioni sindacali e cioè quello di trovarsi nel mezzo tra le esigenze democratiche di rappresentazione della base e le esigenze politiche di trovare una sintesi che permetta il conseguimento dell’interesse generale dei lavoratori. Nei periodi di crisi tale collegamento viene messo in questione radicalmente e si realizzano spesso tendenze centrifughe e distruttive alle quali il sindacato non può opporre se non strategie problematiche e rischiose. Solo la costituzione di un soggetto politico, che abbia la forza di imporre il contesto nel quale il conflitto sindacale si può gestire, consentirà di evitare al sindacato scelte così onerose.

Se fino ad ora il sindacato è riuscito a svolgere opera di supplenza rispetto ai partiti, ciò è stato perché la condizione dei lavoratori era ancora complessivamente omogenea. Ma questo presupposto rischia di non sussistere per molto ancora ed allora la nascita di un soggetto politico forte che rappresenti le istanze del lavoro diventa una necessità.

 

 

 

Pubblicato il 9/5/2011 alle 15.59 nella rubrica Comunismo.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web