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Lettera alla Cgil : c'entra qualcosa il referendum ?

Un’altra ipotesi inquietante circa l’attacco speculativo ai titoli del debito italiano lega tale attacco all’esito referendario. Il giorno 17/6/2011 l’agenzia Moody’s mise sotto osservazione il rating tricolore in vista di un possibile downgrade. Le ragioni addotte erano una perdita di consenso del governo che non aveva avuto il via libera degli elettori sulle scelte circa il nucleare e l’acqua pubblica, oltre che l’incertezza circa la realizzazione di riforme tese ad aumentare la produttività e a diminuire la rigidità del mercato del lavoro (quest’ultimo è un mantra costante per l’Italia e, come al solito, mira a noi). È molto probabile che, nel caso dell’Italia, l’oligopolio finanziario mondiale, ansioso di investire nella distribuzione privatizzata dell’acqua e di speculare sugli improbabili investimenti a lungo termine sul nucleare, abbia mal incassato la scelta democratica dei cittadini italiani ed abbia cercato di raggiungere gli stessi obiettivi (se non obiettivi più ambiziosi) attraverso questi attacchi speculativi.

 

 

L’Fmi si associava a questo giudizio sottolineando maggiormente la scarsa crescita, ma metteva in collegamento quest’ultima con politiche eccessivamente restrittive. Questo lato del ragionamento non a caso è stato lasciato sospeso tranne che nel ridurre le imposte alle imprese. Ora già si parla di privatizzazioni corpose (vedi la recente proposta di Lamberto Dini). A questa tesi qualcuno potrebbe obiettare che in realtà la crisi del debito degli ultimi tre mesi ha riguardato anche altri paesi (Portogallo e Irlanda in particolare), ma, mentre prima l’Italia sembrava essere ancora lontana da un attacco speculativo, ad un certo punto la situazione è precipitata e questo si può collegare all’ipotesi in oggetto.

 

 

Pubblicato il 28/9/2011 alle 11.26 nella rubrica Comunismo.

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