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la Luce e l'Ombra

ALL’OMBRA DELLA LUCE

                        Per un ermeneutica comparata del rapporto luce/ombra

 

Io sono pallido perché il sole, quale io sono, abbronza ma non si abbronza

(Vittorio Sgarbi)

 

 

Luce dei miei occhi

 

La Luce è uno dei simboli più ricchi che la storia della cultura possa conoscere e la sua polarità con la Tenebra è una delle più antiche. La contrapposizione Luce/Tenebra infatti è forse alla base della complementarità tra Yin e Yang propria della civiltà cinese1, complementarità tra il versante illuminato e quello in ombra della valle, a sua volta simbolo taoista del vuoto primordiale.

La storia delle religioni e della filosofia vede nella Luce il simbolo stesso della positività:

Essa è

 

L’importanza della luce nei processi cosmogonici viene talmente avvertita che in una cultura come quella ebraica, per affermare il carattere trascendente di Jahvè, si deve separare la luce dagli astri che la emanano.

In Egitto il sole è fonte della luce che in Ekhnaton è assimilabile ad una miriade di mani che quasi carezzano il figlio prediletto e la sua regale famiglia.

Nella civiltà mesopotamica Hammurabi riceve il codice di leggi per cui è passato alla storia dal dio del sole Shamash e questo a testimoniare ormai la già avvenuta (milleduecento anni circa prima della filosofia greca) relazione simbolica tra luce, conoscenza e leggi che governano la vita degli uomini (in un altro inno Shamash guarda il mondo nella maniera totalizzante con cui un uomo legge un  testo cuneiforme3).

Presso gli Ebrei invece, Dio genera la luce prima di creare sole e luna, che sono solo le lucerne del cielo, i custodi cioè ma non i generatori della luce. In realtà, tale concezione ha carattere di rottura solo nel Vicino Oriente, dal momento che anche in Cina si distingue la luce dai suoi portatori (non a caso l’ideogramma MING unisce i due ideogrammi del sole e della luna), mentre in Grecia la filosofia di Platone (dopo che i Presocratici avevano demitizzato la sacralità del sole) distingue tra Sole esteriore e Sole ideale (il Bene).

 

 

 

 

Luce nei miei occhi

 

Questa immagine tutta positiva della luce risente però di una concezione storicamente determinata che ha sostituito alla visione dell’opposizione complementare dello Yin e dello Yang, la cruenta ideologia della Luce che domina le Tenebre, così come il Bene deve trionfare sul Male. In ambito persiano il mazdeismo vede Hormuzd come Dio supremo e benefico e Ahriman come demone maligno (tale contrapposizione forse era stata anticipata nell’Enuma elish babilonese dove il figlio del Sole Marduk massacra Tiamat, demone simbolo di tutto ciò che è informe e caotico).

Tale visione dualistica ed agonistica del cosmo si trasmetterà nel Manicheismo e nella visione qumraniana della guerra tra i Figli della Luce ed i Figli delle Tenebre, concezioni  che si immetteranno anche nella religione cristiana4 (si pensi al dualismo storico-politico presente nel De Civitate Dei di Agostino)

In  realtà la Luce reca con sé un’ambiguità che andrebbe meglio evidenziata:

In primo luogo se la Luce è ciò che consente a tutti di vedere e di conoscere, essa non può essere a sua volta conosciuta, poiché dovrebbe essere ad un tempo oggetto e presupposto della conoscenza. Del resto, se la Luce proiettandosi sugli oggetti li rende visibili, tuttavia non può essere a sua volta oggetto di visione senza nel contempo provocare l’accecamento del soggetto conoscente5 (i casi mitici di Tiresia, Edipo e Wotan sono ben noti) Per cui la sorgente della Luce sembra essere qualcosa di massimamente tenebroso.

La religione e la mistica hanno a più riprese tematizzato questo punto: nella Genesi Jahvè crea la luce, ma questa è dunque preceduta dalle tenebre su cui lo spirito divino è all’inizio sospeso. Come si può pensare però che uno degli opposti (la Tenebra) sia originario e l’altro (la Luce) solo derivato? La mistica ha per certi versi chiarito la questione: l’origine della coppia Luce/Tenebre è al di là di entrambe (Chuang tze) , ma in essa Luce e tenebre sono la stessa cosa (Hui Neng) 6, per cui si può parlare di Tenebra luminosa (Pseudo-Dionigi Areopagita)7 ma anche di Luce tenebrosa, un livello di realtà non accessibile né ai sensi né alla ragione, ma solo ad una facoltà intuitiva che viene ben simboleggiata dal Terzo Occhio di Shiva.

Anche il rapporto tra l’unità cromatica della Luce (il bianco) e la diversità dei colori configura la Luce non come mera privazione di colore (il nero), ma come potenzialità di tutti i colori. Ed anche per antiche e nuove teorie della visione, la Luce si sdoppia nella lux, che è prima la brillantezza in sé e poi la luce nella sua manifestazione fenomenica, e nel lumen, che prima è l’estendersi della lux nel mezzo di propagazione e poi il correlato materiale della lux stessa se non il corpo che la emette.

Infine, anche considerata da categorie più moderne come quelle della scienza, la Luce rivela una duplicità interiore dal momento che può essere considerata come costituita  in maniera discontinua da corpuscoli oppure in maniera continua da onde elettromagnetiche8.

Insomma l’ermeneutica comparata di un simbolo come la luce ne rivela l’ambiguità costitutiva, ambiguità che si riproduce sempre nuova all’interno di più universi di discorso.

 

 

 

 

Elios/Elaion

 

Vale la pena spendere qualche parola anche sull’illuminazione artificiale, quale il fuoco generato da mani umane, invenzione che per la sua implicita pretesa (svolgere una funzione che spetta solo ad un’autorità divina), viene correlata alla ybris di Prometeo e di tutti i trickster luciferini (non a caso!) delle cosmogonie di ogni tempo e paese9.

La luce artificiale ed officinale viene poi relegata in ambito ctonio e le ombre della Caverna di Platone ricordano quelle delle officine dove Efesto (il dio greco caduto dall’alto come Lucifero) e i Ciclopi forgiano le armi degli eroi.

Infine la tecnologia dell’illuminazione viene ad essere possesso saldo della dea della saggezza, Atena, dal momento che il combustibile delle lampade ateniesi (diffuse in tutto l’Egeo) era l’olio d’oliva10, sacro alla Dea e dono che questa aveva fatto ad Atene, vincendo a ragione la ben nota sfida con Poseidone.

Oggi su di noi si sono congiunti il peccato di Prometeo e la punizione di Adamo: la luce artificiale domina la nostra vita e ci consente, in nome della produzione,  di godere dell’eterno meriggio dei polli di batteria, privo di ombre e delle atmosfere a misura d’uomo che sembrano oggi relegate in nostalgici resoconti antropologici11.

Solo un black-out ci potrà salvare!

 

L’Ombra come alibi della Luce

 

L’ambiguità della Luce si ripropone in un suo prodotto che è, al contempo, prodotto della sua assenza:  l’Ombra.

Anche l’Ombra viene riassunta in uno stereotipo, quella della negatività ( essa richiama la morte) e dell’inconsistenza, quasi fosse figlia esclusiva delle Tenebre, mentre andrebbe rivalutata, e la storia del pensiero offre molto materiale per questa rivalutazione.

L’Ombra aristotelicamente presuppone

·        una causa efficiente: la sorgente di luce e l’emissione della stessa.

·        una causa formale: il corpo che ostacola la luce.

·        una causa materiale: lo schermo su cui la luce si proietta, tranne in quella parte di spazio che costituisce  la proiezione dell’ostacolo sulla schermo.

Dunque l’Ombra è un prodotto della Luce, ma essa esiste in quanto in una parte di superficie illuminata la Luce non c’è.

Si può dire al contempo che l’Ombra è l’effetto dell’ostacolo, dell’ob-iectum che giace di contro al sole.

Ma se l’Ombra è in un certo senso oscura, l’oggetto non è oscuro anch’esso ed anzi può ben avere colori vivi e dunque non consistere in alcunché di tenebroso.

L’Ombra può essere  allora generata da una fonte luminosa e da un oggetto riccamente colorato: essa è il risultato perciò del fatto che la Luce, proiettandosi su di una superficie, non si può proiettare su di un’altra superficie, dal momento che anche il colore (dell’oggetto che si interpone) è in negativo il segno di un’opacità, ciò che separa un oggetto dalle tenebre ma che ne rivela anche la prossimità.

L’Ombra è dunque il complemento del colore di un oggetto, che, come un residuo, rimane appiccicato a quella superficie che l’oggetto in un certo senso separa dalla fonte luminosa.

Ma se l’Ombra è il complemento di alcune proprietà dell’oggetto, ne è al tempo stesso anche l’analogon, e quindi ci dice anche per isomorfia (non solo per contrasto) qualcosa su di esso:

La misurazione dell’altezza di una  piramide da parte di Talete grazie all’ombra da essa proiettata sulla sabbia ne è uno dei casi più eclatanti12.

L’Ombra, contrariamente alle immagini dipinte e scolpite, è dinamica e segue realisticamente il movimento degli oggetti reali. Essa non è solo l’analogon isomorfo dell’oggetto, ma ne è anche l’effetto causale e dunque cumula in sé i vantaggi conoscitivi dell’analogia  e del rapporto di causa ed effetto, vantaggi in genere separati (tranne che nelle utopie magiche) e che sono stati riproducibili solo a partire dalle prime tecniche cinematografiche.

 

L’ombra almeno…di un’idea

 

Ma allora, se l’Ombra è così correlata all’oggetto cui fa riferimento, come ha raccolto in sé gli stereotipi negativi che l’hanno poi caratterizzata?

Possiamo supporre che il primo motivo sia il fatto che non sempre l’Ombra riproduce esattamente i contorni dell’oggetto; ciò dipende dalla posizione relativa della sorgente di luce, del corpo che fa da ostacolo e dello schermo su cui l’Ombra si genera: con il sole le ombre si allungano o si accorciano, ma gli effetti più importanti si verificano con le prime fonti luminose artificiali (torce, lampade, candele); le ombre generate da tali fonti sono solitamente di dimensioni diverse e spesso si allungano e quasi si trasformano costituendo dei casi veri e propri di anamorfosi primitive.

Se è vero, come la leggenda ci suggerisce, che la pittura sia nata dal primo studio primitivo delle ombre, è anche vero che le figure agili ed allungate del Mesolitico della Spagna orientale sono forse l’effetto di questo interesse per queste anamorfosi naturali13, che da un lato condannano la conoscenza ad essere comunque un’alterazione della realtà ma che d’altro canto tutelano quest’ultima dalla volontà di potenza degli uomini o degli Dei.

Questa potenziale alterità morfologica delle ombre dagli esemplari reali spiega forse anche l’idea che le ombre possano sussistere separatamente o che possano muoversi in maniera autonoma dagli enti reali cui di solito fanno riferimento: il teatro d’ombre orientale è l’espressione artistica di questa concezione  che forse risale all’intuizione taoista della parzialità della contrapposizione tra apparenza e realtà.14 Ma forse un altro più moderno esempio di tale visione lo possiamo trovare nel Sosia di F. Dostoevskij in una scena del quale l’alter-ego satanico del protagonista precede quest’ultimo in una corsa vorticosa verso la follia15.

L’autonomia delle ombre ha come suo contrappeso l’assenza d’ombra (lo zenit), momento sublime e massimamente pericoloso perché l’Ombra finisce con il coincidere con il soggetto reale e ciò diventa metafora o della morte (metafora sopravvissuta nel nostro moderno immaginario collettivo col Mezzogiorno di fuoco dei film western) o del potere assoluto (questo invece per la cultura cinese): ma non ci vuole lo Hegel della  Fenomenologia dello Spirito per notare che queste figure risultano essere convergenti.

Il Taoismo a questo proposito ha anche una spiegazione più lieve dell’assenza d’ombra, quella legata alla trasparenza degli Immortali, cioè di coloro che hanno trasceso l’esistenza umana raggiungendo il Tao16.

A questa visione diafana vale la pena associare per contrasto una diversa concezione dell’Ombra: se la morte può essere esorcizzata solo dalla compresenza di ombra e realtà, da una misurata distanza tra concetto e vita, l’Ombra stessa può rivelarsi un’amichevole dirimpettaia (quasi come il Professor Santanna, vero spettro della commedia di Eduardo De Filippo Questi fantasmi).

Lo intuisce Leonardo con i suoi studi sul chiaroscuro e sul mezzo inteso come territorio governato dall’ombra, ideale per la rappresentazione figurativa16.

Lo esplicita filosoficamente Giordano Bruno che nel De Umbris Idearum vede le ombre non tanto come ostacoli, quanto come approssimazioni ad una Realtà altrimenti inattingibile, stazioni di una metamorfosi inesauribile, luoghi del confine che, nella contaminazione tra diversi ordini di realtà, finiscono per essere matrici virtuali di nuove dimensioni della conoscenza18. Il Nolano così anticipa intuitivamente le acquisizioni di un’epistemologia del confine che ancora si deve completamente sviluppare19.

 

 

 



1 Nello Shuowen (dizionario di caratteri compilato da un erudito del secondo secolo d. C., Xu Shen)  si specifica che Yin equivale ad An (îî), oscurità; Yang a una "alta luce" (Gao Ming)

2 GROSSATESTA, Roberto, Metafisica della luce, Rusconi 1986, pp.113-123

3 DERRIDA, Jacques, De la grammatologie,  Minuit, Paris 1967,  (Ed. it. Della grammatologia, Jaca Book, Milano  19692 p.5)

4 RUSSELL, Jeffrey Burton, The Devil: Perceptions of Evil from Antiquity to Primitive Christianity, Ithaca and London 1977, Cornell University Press ( Ed. it. Il diavolo nel mondo antico, Laterza,  Roma-Bari 1989, pp.68-69)

5 AGOSTINO, De genesi XII, 31, 59

6 SUZUKI, Daisetz Teitaro, The Zen doctrine of No-Mind, Rider & co., London 1958 ( Ed  It.  La dottrina zen del vuoto mentale, Roma, Ubaldini, 1968, p.33)

7 RUH, Kurt, Geschichte der abendländischen Mystik I, Oscar Beck, Muenchen 1990 ( ed. it. Storia della mistica occidentale, Vita e Pensiero,  Milano 1995, pp.72-74 )

8 PAIS, Abraham, Niels Bohr's Times: In Physics,Philosophy, and Polity, Oxford University Press, Oxford 1991  ,  (Ed. It. Un danese tranquillo. Niels Bohr,un fisico e il suo tempo, Bollati Boringhieri , Torino  1993, pp.58-68 )

9 RUSSELL, Il diavolo nel mondo antico cit. , p.42

10 http://www.luceonline.it/articoli/categoria1/originidellaluce.htm

11 Una critica sublime della luce elettrica è in TANIZAKI, Junichiro, In. Ei raisan, Chuokoron-sha, Tokyo 1935   ( Ed. it. Libro d’ombra, Bompiani, Milano 19953  )

12 ODIFREDDI, Piergiorgio, La repubblica dei numeri, Milano, Cortina, 2002, pp.194-195

13 FOLDES-PAPP, Karoly, Vom felsbild zum alphabet, Gondrom Verlag, 1975 ( Ed. It.  Dai graffiti all’alfabeto, Jaca-Book, Milano 1985, pp.33-35 )

14 GRAHAM, Angus C., Disputers of the Tao:Philosophical Argument in Ancient China.,  Open Court, LaSalle 1989.   ( Ed. It. La ricerca del Tao, Neri Pozza, Vicenza 1999, p. 265 )

15 DOSTOEVSKIJ Fëdor, Il sosia, Firenze, Sansoni, 1989

16 CHANG SAN FENG, Discorsi sugli insegnamenti  di Wang Che sulla meditazione seduta in http://www.kungfuclub.it/code_i/tao_chansanfeng_i.html#indice

16   De ROSA, Agostino, Geometrie dell'ombra. . Storia e simbolismo della teoria delle ombre Città Studi Edizioni, Milano 1997 pp.56-59

18 CILIBERTO, Michele, Introduzione a BRUNO, Giordano, De umbris idearum, Rizzoli, Milano 1997, pp.18-34

19 Un buon inizio potrebbe essere TAGLIAGAMBE, Silvano, Epistemologia del confine,  Il Saggiatore, Milano 1997

Pubblicato il 13/8/2005 alle 15.42 nella rubrica Ermeneutica.

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