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La scalata

Vuoi il posto di lavoro?
Scala il monte (4mila metri)
 
La trovata di un'azienda giapponese. 50 i candidati
 
 
Andrea Milluzzi
Trovare lavoro? Niente di più facile, in Giappone. Basta scalare il monte Fuji, 3.776 metri di altezza, e sperare di essere uno dei quattro nuovi assunti della ImageNet Co., uno dei principali venditori di abbigliamento in Internet. Quattro su cinquanta, tanti si presenteranno il 24 agosto alle pendici della montagna che dovranno scalare con i dirigenti della compagnia per poi aspettare l'alba e tentare il colpaccio nel colloquio per l'assunzione. Il massacrante bando di concorso è stato indetto dall'azienda perché «aspiriamo a diventare la numero uno del settore e per questo abbiamo pensato che i più adatti al nostro lavoro siano persone in grado di arrivare in cima alla vetta più alta dell'arcipelago», come ha spiegato il capo delle relazioni pubbliche con più di un occhio rivolto al ritorno pubblicitario che assicurerà la trovata.
La cima più alta del Sol Levante, il monte sacro e vulcanico, non è certo un luogo facile da raggiungere; nelle guide turistiche si avverte: «Se volete scalare la vetta non prendetela alla leggera: l'altitudine è sufficiente a provocare il mal di montagna e il tempo è molto mutevole, la vegetazione è assente e la roccia è nera, ovviamente vulcanica». Ma nel Giappone della rincorsa sfrenata al modello neo-liberista si può assistere anche ad un concorso che somiglia più ad una gara di sopravvivenza.

Sono proprio lontani i tempi in cui il modello nipponico del lavoro si basava sull'impiego a vita, sull'avanzamento di carriera per anzianità e sul sindacato aziendale; adesso le parole d'ordine sono diventate flessibilità legalizzata, allentamento delle politiche a sostegno dell'occupazione e liberalizzazione dei licenziamenti. La ripresa economica del Paese, che dopo anni di stagnazione nel 2004 ha fatto segnare una crescita del 6%, ha un prezzo e si chiama disequilibrio sociale e limitazione dei diritti dei lavoratori.
I salari sono tornati a crescere solo a metà del 2005 e di un misero 0,6 per cento, mentre la disoccupazione è tornata al 4,4 per cento, sotto quel 5 per cento che nel 2001 aveva fatto segnare il record dal dopo guerra. Il dato nasconde però un ingente aumento del lavoro temporaneo (15 per cento del totale nel 1997, oggi circa il doppio) e uno sfruttamento del massiccio ingresso delle donne, a grande maggioranza con contratti a tempo parziale e determinato, nel mercato del lavoro.
Le keiretsu (multinazionali) hanno dunque vita facile nel fare il bello e il cattivo tempo sulla pelle dei lavoratori, anche perché il sindacato è ancora alla ricerca di se stesso, dopo che fino agli anni 80 aveva giocato un ruolo da protagonista nella politica di compensazione sociale del Giappone di quegli anni. Adesso, Rango (la principale confederazione) e le altre sigle possono solo tentare di limitare i danni delle cavallette neo-liberiste. Che si divertono ad inventarsi scalate in montagna in cambio di posti di lavoro e che con un pizzico di ironia si limitano a dire: «Comunque, un sacco di persone hanno detto che siamo strani». Chissà allora cosa penseranno i concorrenti.


 

Pubblicato il 31/8/2005 alle 23.40 nella rubrica Articoli.

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